Appuntamento con Patrizia Pinna – Episodio n. 4
Nel complicato mondo delle assunzioni che mirano ad inserire giovani e altre categorie di lavoratori, succede che a volte le aziende facciano un po’ di confusione tra stage e tirocinio.
Così capita di vedere alcuni annunci di lavoro con offerte contenenti degli errori che suscitano parecchie critiche e che minano l’employer branding dell’azienda.
Vediamo quindi di dissipare un po’ di dubbi con un’esperta in merito, la consulente del lavoro Patrizia Pinna e co-founder di Agevola
Cos’è il tirocinio:
Innanzitutto specifichiamo subito che il tirocinio non è un contratto di lavoro ma una modalità formativa.
Il tirocinio non prevede nessun limite di età in quanto può essere applicato sia ad un giovane che abbia assolto il suo dovere formativo che ad una persona più senior che vuole riqualificarsi o vuole passare ad un altro settore.
Il tirocinio formativo è caratterizzato dalla presenza obbligatoria di un soggetto promotore (ad esempio la fondazione studi consulenti del lavoro, un ente formativo accreditato, il centro per l’impiego, etc) con l’identificazione di un tutor e ha una durata minima di 2 mesi (ridotto ad 1 mese per le attività stagionali) fino ad un massimo di 12 mesi (6 mesi + 6 rinnovo).
Differenza tra tirocinio e stage:
Lo stage viene attivato esclusivamente dagli istituti scolastici (scuole superiori, università, etc) e riguarda una formazione aggiuntiva necessaria per l’ottenimento di un diploma, di una laurea o di un attestato.
Il tirocinio invece è una formazione che ha l’intento di agevolare l’inserimento di determinati soggetti (esempio lavoratori fragili o di percettori di Naspi).
Il cosiddetto “stage extra-curriculare” (ovvero non previsto dal piano di studi) viene dunque erroneamente definito stage ma è classificabile invece come tirocinio formativo.
Altre caratteristiche del tirocinio:
La quota di indennità del tirocinio è decisa in base alla Regione in cui si opera l’azienda a cui va aggiunta la quota Inail a carico dell’azienda.
Per l’azienda non ci sono altre spese da sostenere, in quanto l’attivazione lo fa il centro per l’impiego – salvo per situazioni particolari dove è necessario l’intervento di un consulente o di un professionista (per cui va riconosciuto l’onorario per il suo intervento)
A fine del tirocinio non c’è alcun obbligo di assunzione da parte dell’azienda.
Il numero di tirocinanti che un’azienda può coinvolgere dipende da quanti sono i dipendenti assunti regolarmente in azienda.
Concludendo:
I tirocini assumono un ruolo molto importante in un settore dove negli ultimi anni si è assistito ad un declino di iscrizioni nelle scuole professionali e un abbandono seriale di lavoratori qualificati.
Per ovviare alla mancanza di candidati le aziende, rispetto al passato, devono – ora più che mai – permettere a nuove categorie di persone di avvicinarsi a questi mestieri e di rimanerci attraverso l’utilizzo di questo importante strumento.
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