L’impatto della Digital Service Tax nel recruiting:
Nel 2025 è stata introdotta in Europa (Italia inclusa) una tassa sui ricavi generati dalle grandi aziende tecnologiche e piattaforme digitali, con l’obiettivo di garantire una maggiore equità fiscale nell’economia digitale.
Tutto bene dunque? Non proprio, visto che a quanto pare si scarica questo ennesimo “balzello” sui clienti finali.
E’ il caso di Indeed – la famosa bacheca di annunci – che dal 1° di gennaio 2026 applicherà il DST (Digital Service Tax) a tutti coloro che vorranno sponsorizzare le proprie offerte sul suo portale.
La bacheca di annunci Indeed:
Con circa 200 milioni di utenti in 60 paesi in tutto il mondo, Indeed è la piattaforma più usata al mondo.
Lanciata nel 2004 come il primo motore di ricerca completo per annunci di lavoro, aggrega milioni di offerte da migliaia di siti web, bacheche di lavoro e pagine aziendali.
Il suo modello di business si basa da sempre su “pay-per-click” per gli annunci sponsorizzati, con costi che variano in base al budget impostato (di solito tra i 5-15€ al giorno)
In pratica la pubblicazione dell’annuncio è gratuito, tuttavia poiché la visibilità è estremamente limitata a causa dell’enorme mole delle offerte (solo in Italia ne vengono caricati 9 al secondo!). Per cui – come avviene in ogni motore di ricerca di una certa rilevanza – se l’azienda mira a farlo vedere a più utenti possibili, deve pagare una sponsorizzazione.
Gli impatti della DST:
Come accennato, dal 2026 Indeed aggiungerà alla somma dovuta per la sponsorizzazione degli annunci un supplemento del 3%, a titolo di rivalsa, sulle tasche delle aziende italiane.
Quel 3% in più non porterà maggiore visibilità, non migliorerà la qualità delle candidature e non aumenterà le performance delle campagne. Sarà solo un costo extra che ridurrà ulteriormente i margini messi già sotto pressione da inflazione e aumento dei costi operativi.
Consapevole di essere leader di mercato (per chi cerca personale è uno strumento ormai irrinunciabile), sfrutta la sua posizione per estorcere denaro extra senza che questo danneggi direttamente la sua reputazione.
Le alternative ad Indeed:
L’unica piattaforma paragonabile ad un colosso simile è LinkedIn, che tuttavia si rivolge ad un’audience un po’ diversa: molto efficace per alcuni profili di fascia medio alta (come certi impiegati, assistant manager e manager), semi sconosciuta però da lavoratori più operativi (come camerieri, baristi, lavapiatti, facchini etc).
Anche su Linkedin però la pubblicazione gratuita ha diversi limiti: si può pubblicare solo 1 annuncio alla volta, la visibilità è limitata così come la raccolta delle candidature (arrivati ad un certo numero, viene bloccato dagli algoritmi). La sponsorizzazione è più cara di Indeed ma almeno – attualmente – Linkedin non addebita la DST.
Al terzo posto si piazzava Infojobs che però ha chiuso i battenti a dicembre. L’alternativa è Subito.it (della stessa proprietà di Infojobs, Adevinta) la seconda bacheca più utilizzata nel campo dell’e-commerce, che ha inserito anche la sezione lavoro. Abbastanza efficace per profili medio-bassi.
Su Subito si può pubblicare solo 1 annuncio gratuito alla volta e la visibilità scende molto velocemente a meno che non si opti per la sponsorizzazione.
Concludendo:
Gli annunci gratuiti stanno diventando inefficaci viste le limitazioni delle piattaforme e la scarsità di candidati a disposizione. Quelli a pagamento invece sono diventati più cari che mai a causa della DST.
Ora le big tech del lavoro monopolizzano il mercato, controllano la filiera, decidono le regole, incuranti degli interessi delle PMI italiane. In pratica ricalcano quanto già successo in passato con Booking, Airbnb e The Fork nell’ambito delle prenotazioni.
A questo punto, per non essere schiacciate, le aziende dovranno disintermediare la fornitura di candidati e gestire una parte delle loro ricerche direttamente con altri strumenti?
