Chi lavora nell’ospitalità sa che a volte basta una piccola carenza nel team o nei processi, a provocare un grave disagio durante il servizio e un danno significativo alla reputazione.
Tuttavia non è sempre colpa dei collaboratori: spesso è proprio la mancanza di comunicazione, di confusione, di procedure scarse e poco strutturate, di pochi obiettivi condivisi, etc. a far crollare il castello di carta costruito da un gestore poco attento.
Questo avviene soprattutto nelle piccole, micro imprese dove il responsabile è di solito un ex cuoco o cameriere – molto bravo nell’esecuzione ma meno esperto in tematiche manageriali.
Ed è proprio da questa constatazione che Alberto Cogodda ha deciso di dare il suo contributo, frutto della sua esperienza e passione nel campo.
L’importanza della formazione:
La formazione è importante per tutti, soprattutto nelle piccole imprese dove questa attività purtroppo ancora viene vista come perdita di tempo o di soldi a differenza delle grandi che sono più strutturate e dedicano risorse per aggiornare i loro collaboratori.
Tuttavia formazione deve essere erogata non solo ai dipendenti ma anche agli imprenditori che troppo spesso guardano parametri superati come il fatturato mentre ignorano alcuni aspetti cruciali come la marginalità, che soprattutto nella ristorazione è molto bassa.
Senza la formazione le piccole imprese arrancano e dopo alcuni errori piccoli ma cruciali si ritrovano in poco tempo costretti a chiudere.
I cambiamenti:
I cambiamenti sono evidenti e forse siamo giunti ad una specie di “giro di boa” anche se la maggior parte dei professionisti sono ancora restii a passare oltre.
Questi cambiamenti arrivano proprio dalle nuove generazioni, che mettono davanti a tutto la propria vita privata.
Se vogliamo attirarli o trattenerli è impensabile mantenere determinati schemi che per decenni hanno caratterizzato il mondo del lavoro: ovvero turni molto lunghi, assenza di giorni di riposo nei mesi di punta durante la stagione, etc.
Questo movimento non deve essere interpretato come male assoluto, bensì come creazione di un circolo virtuoso positivo perché porterà a standard più sostenibili (5 giorni di lavoro, turni unici anziché spezzati, giorni liberi garantiti anche per i contratti stagionali).
Naturalmente non ci si può arrivare subito ma per gradi, grazie ad un controllo di gestione, alla formazione e ad alcuni piccoli accorgimenti; allora gli imprenditori potranno migliorare le loro performance e adattarsi alle nuove esigenze.
Come la trasformazione può diventare strategica:
I manager sono cambiati, per primi hanno preso consapevolezza di questi cambiamenti e sono più lungimiranti – almeno con i top player.
Non ci si deve focalizzare infatti solo sullo stipendio oggi, ma bisogna anche garantire una vita con meno sacrifici rispetto al passato e rispetto ad altri lavori, altrimenti queste persone vanno via.
La trasparenza qui gioca un ruolo chiave perché conoscere i numeri dell’azienda (attraverso il budget, il bilancio e la strategia aziendale) li rende partecipe ad un obbiettivo comune oltre che a renderli felici di dare qualcosa in più.
Attraverso la condivisione infatti si ottiene un doppio vantaggio: dipendenti e imprenditori informati che lavoreranno affiatati e spingeranno verso l’alto la qualità.
Concludendo:
Le opportunità per migliorare ci sono sempre, da ogni punti di vista (del dipendente e dell’imprenditore).
A patto però di non pretendere di mantenere lo status quo o di far tutto da soli: se la brutta notizia è che il mondo del lavoro è cambiato, quella buona è che questi cambiamenti valgono per tutti.
Pertanto coloro che si adatteranno prima riusciranno a superare le difficoltà del momento ed evolversi in qualcosa di nuovo, gli altri invece dovranno affrontare problemi sempre più complessi fino a dover probabilmente abbandonare.
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