Sono stati recentemente pubblicati i risultati della survey condotta da Serenis, un progetto nato per verificare come stanno cambiando le competenze richieste nelle organizzazioni, l’impatto dell’AI sul lavoro e quanto le aziende sono davvero pronte a sviluppare e misurare le soft skills.
Una rivoluzione trainata dall’AI
Le aziende non stanno affrontando una semplice evoluzione, ma una rivoluzione trainata dall’IA. Alla domanda “Quali driver stanno impattando maggiormente sul tuo settore in questo momento?” incertezza economica e demografia (invecchiamento forza lavoro, gap generazionale) sono state le risposte più utilizzate.
Il fatto che questi due aspetti siano sul podio suggerisce uno scenario complesso: mentre le organizzazioni devono innovare tecnologicamente si ritrovano a navigare in acque economicamente instabili e con una forza lavoro che cambia volto.
Non è solo una questione di “nuovi tool”, ma di sostenibilità del business e delle persone.
Le 5 soft skills fondamentali nel 2026
Le aziende sembrano chiedere meno resistenza allo stress e più capacità di leggere le emozioni, guidare nel cambiamento e continuare a imparare in contesti instabili, spostando il focus dalla tenuta emotiva alla maturità emotiva.
Sembra esserci un apparente paradosso: più la tecnologia avanza, più le competenze richieste sono non tecnologiche.
Il dato suggerisce infatti che le hard skills saranno date per scontate o delegate all’IA, mentre il valore aggiunto dell’essere umano risiederà nella sua capacità di capire le emozioni (intelligenza emotiva 67,7%), gestire le transizioni continue (gestione del cambiamento 65,5%) e guidare i team in contesti fluidi (Leadership Adattiva 60,5%).
In pratica, più cresce l’AI più cresce il bisogno di competenze emotive, relazionali e di adattamento, che diventano l’asset competitivo principale delle persone e delle organizzazioni.
La sfida della misurabilità
Dalla ricerca emerge però una grande criticità: sebbene le competenze puramente umane siano identificate come asset indiscutibili, la quasi totalità delle organizzazioni ammette di non possedere strumenti adeguati per valutarle.
Eppure la valutazione è uno strumento prezioso, che permette di capire cosa i dipendenti sono in grado di imparare, in quali ruoli possono evolvere e in che modo possono realmente contribuire al successo aziendale.
Ci sono diversi modi di fare una valutazione delle competenze, alcuni sono più adatti ai processi di recruiting, altri più versatili e applicabili in qualsiasi fase del percorso lavorativo dei collaboratori.
I più diffusi sono i test psicoattitudinali, volti a misurare abilità cognitive, attitudini e tratti di personalità degli esaminati. Utilissimi durante la selezione del personale per valutare le attitudini di base e la compatibilità con la cultura aziendale possono essere usati anche per individuare potenzialità di sviluppo tra i talenti già presenti in azienda.
Concludendo
La valutazione delle competenze è un processo che può essere gestito dalle risorse umane o dai leader dell’organizzazione per raggiungere specifici risultati. Che si tratti di fare benchmarking delle skill o di selezionare nuovi talenti, oggi le aziende possono contare su strumenti semplici ma efficaci come ad esempio Mirror, il test realizzato da HorecaJob specificatamente per l’ospitalità.
Sicuramente, integrare i processi di valutazione delle competenze nello stile di leadership aiuta a rafforzare l’azienda, che ottiene un team compatto, competente, soddisfatto e leale.
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