Nel panorama attuale del settore Horeca, la formazione dei giovani rappresenta una sfida cruciale.
L’Istituto De Filippi di Varese, acquisito da un gruppo internazionale, si prepara ad un investimento importante per applicare un nuovo modello educativo: la didattica immersiva
Andrea Sinigaglia, forte della sua lunga esperienza nel mondo dell’alta formazione, in questa intervista ci parla di un particolare approccio, dove la scuola non è più una simulazione ma una realtà di ospitalità vera e funzionante, con ristoranti, bar e centri congressi aperti al pubblico.
Perché un giovane di 14 anni dovrebbe scegliere la carriera nell’ospitalità oggi
L’ospitalità non è semplicemente un lavoro, ma una vera e propria vocazione.
La scintilla risiede nel provare un piacere profondo nel prendersi cura degli altri e nel rendere le loro giornate più leggere attraverso piccoli gesti.
Chi sceglie questo percorso ha la dignità di essere un “tessitore di civiltà”: ogni caffè servito o calice versato è un punto di tessitura delle relazioni umane. Nonostante il settore possa apparire faticoso, offre un mondo fatto di profumi, sapori e, soprattutto, di divertimento e bellezza.
Quanto la formazione è realmente riconosciuta dalle aziende
Il riconoscimento della formazione dipende strettamente dalla cultura aziendale.
Per le nuove generazioni la formazione è diventata un elemento di welfare e un fattore di scelta tra un’azienda e l’altra. In un mercato dove il mismatch è forte, la formazione continua è uno dei principali strumenti di retention delle risorse.
Citando un celebre aforisma: “Se pensate che la formazione costi troppo, provate con l’ignoranza a vedere che costo ha”. Per valorizzare i propri diplomati, l’Istituto De Filippi punta sul dialogo diretto con il territorio e sul modello del ristorante didattico, dove gli studenti più grandi fanno da mentori ai più piccoli in un contesto di lavoro reale.
Quali consigli per chi cerca lavoro e per i datori di lavoro
In un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, l’ospitalità rimane un baluardo della relazione umana.
- A chi cerca: Il consiglio è di approcciare questo mondo con curiosità ed empatia, cercando percorsi che offrano non solo certificazioni, ma un metodo solido. Esistono oggi molteplici porte d’accesso, dai corsi professionali agli IFTS e ITS, ideali anche per chi desidera una “seconda carriera”.
- Ai datori di lavoro: meglio ridisegnare il settore smettendo di “piangere” e tornando all’essenza. È necessario raccontare nuovamente il bello di questo mestiere, offrendo ai ragazzi una prospettiva che valorizzi la loro vocazione personale e la qualità dell’ambiente di lavoro.
Concludendo
Il futuro dell’ospitalità non si gioca solo sulla tecnica, ma sulla capacità di tornare a essere “esperti dell’esperienza”. Se amiamo la relazione umana, questo resta uno dei settori più dinamici e gratificanti in cui investire il proprio talento. Siamo pronti a smettere di simulare e iniziare a immergerci davvero nel valore dell’accoglienza?
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