Si è svolto qualche giorno fa l’ultima edizione del Hospitality Forum 2026. Un evento di confronto tra investitori e protagonisti del mondo alberghiero, durante il quale è stato presentato il Rapporto 2026 sul mercato immobiliare alberghiero a cura di Scenari Immobiliari e Castello Sgr.
I dati in breve
Nel 2025 l’Italia si è classificata al secondo posto tra i Paesi Ue per presenze turistiche. Il turismo ha generato il 13,2% di occupazione con oltre 3,2 milioni di occupati nella filiera del travel, contribuendo per il 10,5% al Pil italiano.
“Questo è un settore resiliente, flussi e occupazione sono in crescita – ha affermato Schiavo -, ha un trend estremamente positivo, i numeri record sono a livello di investimento.
Con il 54% degli investimenti si concentra in quattro destinazioni: Roma 25%, Milano 16%, Venezia, 10%, Firenze 3%.
Il tasso di penetrazione delle catene alberghiere è aumentato, ma non ha ancora raggiunto la media dei Paesi europei (in Spagna è del 34%, in Francia del 21%, nel Regno Unito è dell’11% in Italia solo del 5%).
In Europa e non solo
Anche a livello europeo, il comparto alberghiero ha continuato a mostrare segnali di rafforzamento. Nel 2025 gli investimenti hanno toccato quota 24,4 miliardi di euro, un record negli ultimi 5 anni ma ancora al di sotto dei livelli raggiunti prima della pandemia.
Tra gennaio 2025 e maggio 2026, sono state portate a termine operazioni su quasi 430 strutture, per un totale di oltre 84mila camere.
Il Regno Unito si conferma il principale polo di attrazione dei capitali, seguito da Spagna e Francia; l’Italia si colloca immediatamente dopo, contribuendo insieme ai primi tre mercati, a circa il 62% del totale europeo.
Nel resto del mondo il comparto alberghiero ha continuato a rafforzarsi, sfiorando i 65 miliardi di euro, confermando il ruolo sempre più centrale dell’hospitality tra le principali asset nel mercato internazionale.
Il mondo lusso
Il segmento luxury guida gli investimenti nel settore alberghiero italiano, concentrando il 48% dei volumi di investimento nel 2025 e lo sarà anche in futuro visto che in pipeline ci sono 167 aperture entro il 2029 (Fonti: Mordor Intelligence; PwC; Hospitality Investor; Trends; Arthur D. Little; CoStar; Federalberghi; Federturismo; BCG; Capgemini).
Questo è senz’altro dovuto dalla crescita della ricchezza personale (+10,7% nel 2025) e dall’incremento della popolazione Hnwi, +7,9% nel 2025 rispetto al 2024.
Chi ha un patrimonio netto liquido di oltre 1 milione di dollari è cresciuto, dal 2025 ai primi mesi del 2026, di circa il 9%, arrivando a 100 trilioni di dollari. Le persone che hanno un patrimonio netto di oltre 1 milione sono arrivate a quota 25 milioni.
Le criticità
Non è tutto oro quello che luccica purtroppo. Ci sono alcuni punti su cui l’Italia arranca ancora, uno su tutti la formazione manageriale.
Pur essendo un’industria strategica (abbiamo la più ampia capacità ricettiva alberghiera d’Europa con 32.943 alberghi, +1,1 mln di camere e 2,28 mln di posti letto) è poco rappresentata nella formazione nel senso che ha un’offerta formativa ampia, ma frammentata e poco specializzata, che crea un disallineamento tra formazione e competenze richieste.
Un altro aspetto è il fatto che i principali operatori internazionali sono in Usa e in Cina, che superano 1 milione di camere e hanno programmi fedeltà con centinaia di milioni di iscritti, come Marriott International che ne vanta ben 271 milioni.
L’Italia invece, sommando i primi dieci gruppi italiani raggiungono nemmeno un quarto delle camere gestite dal 20esimo operatore mondale (Aimbridge). Inoltre, l’assenza di gruppi quotati con programmi fedeltà strutturati mette in evidenza la necessità di un consolidamento e dell’internazionalizzazione con economie di scala e operatori strutturati.
Concludendo
Il turismo deve essere maggiormente riconosciuto per l’importanza che ricopre, un sistema economico che rappresenta il 10% del Pil immobiliare e che contribuisce in maniera determinante alla crescita del nostro Paese.
Senz’altro una delle sfide future sarà quella di passare “quantità alla qualità”, una transizione complicata perché riguarda l’evoluzione della domanda, pertanto l’offerta dovrà essere calibrata e capace di trasformarsi.
In tal contesto la parte di investimento “hardware” ovvero quella dedicata all’asset immobiliare dovrà essere molto più bilanciata rispetto al passato. Con la parte “software” ovvero con quella delle risorse umane, che resta più che mai centrale per offrire valore specie per competere nel mondo luxury.
