Perché i Giovani non Scelgono più il Fornello (e come Invertire la Rotta)
La scarsità di talenti e il rapporto tra i giovani e il mondo della ristorazione è uno dei temi più sentiti.
In questo articolo insieme all’executive chef Franco Luise entriamo nel vivo del “perché” il sistema sembra essersi incrinato. E di come la figura dello Chef debba evolvere in quella di un mentor. Ecco le riflessioni più significative emerse dal confronto.
Perché mancano i talenti?
La carenza di personale non è un evento casuale: purtroppo è il risultato di anni in cui il settore ha consumato le persone più velocemente di quanto le potesse formare. Si è celebrato il genio dello Chef, lasciando completamente da parte la vita e la sostenibilità del team. Per troppo tempo la “passione” è stata usata come sinonimo di “disponibilità illimitata di orari”, vendendo la sofferenza come identità professionale.
Dalle padelle alla scienza: lo Chef del futuro
Il mestiere tuttavia sta cambiando pelle. Secondo Luise, lo Chef del futuro non sarà solo un esecutore o un self made man, ma un professionista con una formazione accademica che spazierà dalla chimica alla fisica, fino alla conoscenza delle diete e dell’organolettica.
La mission della cucina infatti non dovrà più limitarsi a nutrire le persone ma diventerà sempre più un atto di responsabilità paragonabile a quello di un medico che deve preservare (attraverso il cibo) la longevità dei suoi clienti.
Grazie a questo “passaporto professionale” chi intraprenderà questa carriera non sarà più relegato solo alla cucina ma potrà percorrere carriere internazionali e ricoprire persino ruoli apicali come F&B o General Manager, rendendo quindi il percorso molto più interessante ed attrattivo per i giovani.
Il ruolo del Mentor
Negli ultimi anni la tendenza è stata purtroppo quella di contrapporre il ruolo degli anziani sui giovani, due mondi apparentemente lontani. Luise invece cita l’insegnamento di suo padre che lo spronava dicendogli: “Ti sollevo sulle mie spalle perché i tuoi occhi siano più in alto dei miei”, un chiaro segnale che si basa sulla fiducia reciproca ma anche sulla capacità di guardare le cose sotto diverse prospettive.
Il compito del leader moderno infatti è quello da una parte di permettere ai giovani di guardare oltre il presente e dall’altra di avere l’umiltà di raccoglierli proprio come farebbe un genitore con il proprio bambino che sta imparando a camminare.
I motivi per cui un giovane dovrebbe entrare in cucina
Luise sintetizza tre ragioni fondamentali:
- Indipendenza e Viaggio: È un mestiere che permette di girare il mondo e imparare lingue straniere guadagnando.
- Senso del Servizio: Dare gioia agli altri attraverso il cibo rende la vita importante.
- Formazione di Base: La disciplina apprese in cucina sono una base d’acciaio per qualsiasi altra professione futura.
A cui aggiunge però anche la sopravvivenza stessa della nostra cultura gastronomica. Perché senza l’energia, la curiosità e la sensibilità dei giovani, la cucina è destinata ad estinguersi.
Concludendo
Il futuro nasce dall’incontro tra la tecnica e la memoria degli esperti. E tra la creatività e il sangue fresco dei giovani. Dobbiamo smettere di lamentarci della “mancanza di voglia” e iniziare a costruire percorsi di carriera sostenibili e stimolanti.
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